Nella giornata del 3 aprile, Venerdì Santo, la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola ha accolto una partecipazione intensa e raccolta di fedeli, religiosi e pellegrini per la solenne Via Crucis, vissuta all’interno della Basilica come cammino spirituale condiviso.
La Via Crucis del Venerdì Santo è stata guidata dal Vicario Provinciale, fr. Danilo Tremolada, e ha visto i fedeli percorrere le stazioni della Passione con meditazioni particolarmente significative nell’occasione dell’VIII Centenario della morte di San Francesco d’Assisi. La celebrazione è stata arricchita dalla presenza dei lupetti dei gruppi scout di Bologna, che hanno vissuto questo momento di fede con particolare dedizione, mentre le meditazioni della Via Crucis sono state tratte dal sussidio per la Colletta del Venerdì Santo, scritte da fra Francesco Patton, già Custode di Terra Santa e a cura dei Frati Francescani della Custodia di Terra Santa – con riflessioni basate sugli “Scritti” di san Francesco d’Assisi, inserite in ogni stazione.
In questo contesto, è risuonata con forza la preghiera rivolta al Santo: chiedere di avere un cuore simile al suo, così profondamente conforme a quello di Cristo, capace di vivere il mistero della croce nella totalità dell’esperienza umana e spirituale.
Le riflessioni hanno sottolineato come la Croce non sia solo un evento storico, ma una realtà attuale: Cristo continua a essere crocifisso oggi nelle “infinite croci” dove la vita è più minacciata e dove il grido dei poveri e di “madre Terra” attende ascolto. Il cammino ha accompagnato i presenti a entrare nel mistero della Passione come scuola di vita cristiana, seguendo Cristo “nell’amore e nel dolore, nell’obbedienza e nella lode, nella croce e nella gloria”.
Particolare rilievo nelle meditazioni è stato dato alla dimensione della pace, definita come “disarmata e disarmante, umile e perseverante”. Attraverso le parole di fra Francesco Patton, i fedeli sono stati invitati a riconoscere che il Cristo “regna dalla croce” e che proprio attraverso di essa Egli “distrugge il muro dell’inimicizia” per riconciliare l’umanità. La preghiera si è fatta poi universale, abbracciando le sofferenze della Terra Santa e del Medio Oriente, con l’auspicio che il dolore e le lacrime versate non alimentino più la catena dell’odio, ma generino “compassione ed empatia”.
È stato un invito concreto a lasciarsi trasformare dall’esempio del Signore, che “patì per noi lasciandoci un esempio perché ne seguiamo le orme”, rendendo la sofferenza un luogo di comunione e redenzione. La celebrazione si è conclusa con l’esortazione a non trattenere nulla di sé, per accogliere interamente Colui che “tutto a voi si offre”, seguendo l’invito all’umiltà lasciato dal Poverello d’Assisi.
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