Il primo giorno del Triduo Pasquale, Giovedì Santo, è stato introdotto la mattina del 2 aprile dalla Celebrazione dell’Ufficio delle Letture e delle Lodi dove Fra Danilo Bellorin, ha tenuto una riflessione sul significato del Giovedì Santo.
La riflessione di Fra Danilo mette al centro il significato profondo della liturgia della Cena del Signore, colta non ancora nella luce piena della Risurrezione, ma come soglia del mistero pasquale. È il momento in cui Cristo svela il senso di ciò che sta per compiersi: «non è ancora la croce nella luce piena della Pasqua, ma è il Lettera agli Ebrei illumina questa rivelazione: Gesù è il sommo sacerdote nuovo, radicalmente diverso da quelli dell’antica alleanza».
Il cuore della meditazione si concentra proprio su questa novità: «Gesù non offre qualcosa di esterno a sé, ma offre se stesso» sottolinea il frate, evidenziando come il sacrificio non sia un atto rituale distante, bensì una condivisione piena della condizione umana, fino alla sofferenza e alla morte. L’obbedienza di Cristo, appresa nel dolore, non è dunque semplice sottomissione, ma amore totale vissuto concretamente: «il sacrificio di Cristo non è un gesto esteriore, ma un atto di amore totale». In questo dono si radica l’Eucaristia, memoriale vivo di una vita offerta “fino in fondo”, segno tangibile di una presenza che continua nella storia.
Infine, la riflessione si apre alla dimensione pasquale come passaggio e liberazione. L’immagine dell’agnello e del sangue salvifico trova il suo compimento in Cristo, che inaugura un nuovo esodo: dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. «Egli è la Pasqua della nostra salvezza», afferma Fra Danilo, chiarendo che la Pasqua non è più solo un evento, ma una persona viva.
Il Giovedì Santo si rivela così come il cuore nascosto del Triduo: non solo inizio della Passione, ma rivelazione del suo significato salvifico, in cui Cristo si fa sacerdote, vittima e redenzione per l’umanità.
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