La sera del 18 novembre 2025, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola si è svolta la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, celebrata all’interno dei Vespri e presieduta da Mons. Ivan Maffeis, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e delegato per la tutela dei minori.
La preghiera, significativamente intitolata «Rispetto. Generare relazioni autentiche», è giunta nel cuore della seconda giornata dell’81ª Assemblea Generale della CEI, in corso alla Domus Pacis di Assisi.
La celebrazione dei Vespri è stata accompagnata da una preghiera dedicata alle vittime e ai sopravvissuti agli abusi, con momenti di ascolto, memoria e gesti simbolici di vicinanza alle persone ferite, segno di un impegno che la Chiesa italiana vuole rendere sempre più concreto.
Nella sua riflessione (qui il testo integrale) Mons. Ivan Maffeis ha richiamato anzitutto il dono di essere figli di Dio: «Quale grande amore ci ha dato il Padre… e lo siamo realmente». Sapere di essere in cammino verso la città di Dio diventa criterio per orientare la vita con sobrietà, castità interiore e cura delle relazioni, perché «ogni mancanza di rispetto è una forma di violenza e sfruttamento». Quando la vittima è un minore o una persona vulnerabile, restano ferite indelebili: per questo non può esserci spazio per omissioni, né per leggerezze di giudizio.
Al confratello si chiede lucidità e compassione: «Riconosci i fatti… ascolta e accompagna le persone abusate», offrendo loro accoglienza e la possibilità di essere credute. Allo stesso tempo occorre pietà anche per chi ha commesso il male, condividendo con lui il cammino di riparazione. Pur nella fatica e nell’umiliazione, il ministro non deve disperare: «La nostra gente ci guarda attraverso gli occhi dei piccoli». La tutela dei più fragili diventi così missione permanente e cultura diffusa, perché la Chiesa continui a essere segno della presenza di Cristo: «Sì, quale grande amore ci ha dato il Padre… e lo siamo realmente».
Il materiale biblico della CEI
Quest’anno il materiale biblico e meditativo diffuso dal Servizio nazionale per la tutela dei minori ha offerto un itinerario di ascolto e consapevolezza che la veglia alla Porziuncola ha raccolto in un clima di partecipazione, affidamento e riparazione.
La consolazione evangelica contro la paura
Tra i nuclei teologico-spirituali delle riflessioni proposte nel materiale, spicca la consolazione evangelica contro la paura: Gesù abbraccia i piccoli, riflessione che nasce dalla pagina di Mc 10,13-16, al centro dell’intero sussidio e della veglia: «Lasciate che i bambini vengano a me». Il riferimento all’intenso racconto di Boris Cyrulnik – il neuropsichiatra che narra nel suo Psicoterapia di Dio lo stupore di un ex bambino-soldato che “si sente bene soltanto in chiesa” – ha illuminato la dinamica spirituale della consolazione: nel luogo sacro non vengono cancellate le immagini dell’orrore, ma esse perdono il potere di schiacciare l’anima ferita.
Gesù che abbraccia e benedice i piccoli diventa così la chiave di lettura del sollievo che molti sopravvissuti sperimentano quando trovano nella comunità cristiana non l’indifferenza, ma un ascolto capace di custodire. La veglia ha ricordato con forza che nessuno ha il diritto di impedire ai bambini di incontrare il Signore, né di spegnere la loro fiducia originaria.
Ogni abuso è anzitutto abuso di potere: la fiducia tradita e la dignità ferita
Il secondo asse di riflessione ha affrontato la radice dell’abuso come distorsione del ministero e delle relazioni. Le testimonianze raccolte dal Servizio tutela minori hanno mostrato come la violenza esercitata da persone consacrate o leader carismatici non sia solo violazione fisica: è usurpazione spirituale, manipolazione, dominio, ricatto emotivo e religioso.
Per questo il testo medita sull’abuso come uso improprio del potere sacro, che calpesta la dignità della persona, compromette le relazioni fondamentali con Dio, con gli altri e con sé stessi, produce ferite senza prescrizione, spesso aggravate dal silenzio e dall’incredulità dell’ambiente circostante.
La vulnerabilità come luogo teologico: Dio costruisce salvezza nella fragilità
Il terzo punto meditativo entra nel cuore della teologia biblica della vulnerabilità, parola che – ricorda il sussidio – deriva da vulnerare, «ferire». La Scrittura presenta l’uomo come fragile: «Come l’erba sono i suoi giorni» (Sal 103). Ma questa fragilità non è disprezzata da Dio: è il luogo scelto per manifestare la sua fedeltà.
Il messaggio conclusivo è chiaro: la Chiesa è chiamata a prevenire, accompagnare e ascoltare senza giudicare, costruendo ambienti sicuri, collaborando con le istituzioni civili, formando seriamente gli operatori pastorali e, soprattutto, lasciandosi rieducare dal Vangelo dell’infanzia di Gesù.
La preghiera alla Porziuncola ha reso visibile una Chiesa che desidera mettersi accanto alle vittime, riconoscere le proprie omissioni, chiedere perdono e avviare processi concreti di riforma: solo relazioni autentiche, generate dal rispetto, possono restituire futuro e fiducia ai piccoli e ai vulnerabili.
E la preghiera comune diventa, per tutti, promessa di un impegno che non può più essere rimandato.
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