Nella notte di sabato 4 aprile 2026 la Basilica di Santa Maria degli Angeli ha accolto la solenne Veglia pasquale, “madre di tutte le veglie”, culmine dell’anno liturgico e cuore pulsante del mistero cristiano.
La comunità dei Frati Minori della Porziuncola insieme ai tanti parrocchiani, religiosi, pellegrini e fedeli, ha vissuto una celebrazione intensa, segnata da partecipazione e raccoglimento.
La Veglia si è aperta nel segno della luce. Dopo un giorno di silenzio e di lampade spente, la celebrazione ha avuto inizio dalla piazza antistante la Basilica con la benedizione del fuoco da parte del parroco dell’unità pastorale di Santa Maria degli Angeli-Castelnuovo-Tordandrea e Costano, Fra Saul Tambini, che ha presieduto il rito, insieme al Custode della Porziuncola Fra Massimo Travascio, al Vicario Provinciale Fra Danilo Tremolada. Presenti numerosi sacerdoti, diaconi e frati del servizio liturgico. La Corale Porziuncola ha accompagnato l’intera celebrazione.
Dal pulpito si è elevato un inno speciale e antichissimo, il Preconio pasquale, cantato da Fra Matteo Ferraldeschi: il Preconio annuncia la risurrezione di Cristo e interpreta il significato della notte pasquale come passaggio dalle tenebre alla luce. Attraverso immagini simboliche e un linguaggio essenziale, ripercorre la storia della salvezza e riconosce in Cristo il compimento delle promesse di Dio, invitando tutta l’assemblea a unirsi nella gioia per la vittoria della vita sulla morte.
La liturgia della Parola ha seguito la tradizionale struttura con le letture bibliche, attraversando la storia della salvezza: dalla creazione fino alla risurrezione. Al ritorno del suono delle campane, silenziose dal Giovedì Santo, si è aperto il canto del Gloria. In quel momento la Basilica si è illuminata completamente.
La luce della Pasqua illumina il dramma del mondo
Fra Saul Tambini, nella sua omelia, ha sottolineato come la Pasqua sia innanzitutto una luce capace di attraversare ogni oscurità. “La luce della Pasqua illumina la nostra vita, fa comprendere il senso del mondo” ha affermato, indicando come questa “notte gloriosa” riesca a dare significato anche al dramma, alla violenza e alle contraddizioni della storia. La liturgia, attraverso il richiamo alla memoria della salvezza, diventa così il luogo in cui ogni frammento dell’esperienza umana viene illuminato e ricondotto a un senso più grande.
La volontà di Dio rivelata nella Pasqua
Il cuore dell’omelia è la rivelazione della volontà di Dio, pienamente manifestata nella Pasqua di Cristo. “La Pasqua è affermazione, è manifestazione, è compimento della volontà di Dio”, ha spiegato fra Tambini. Questa volontà si compie nell’obbedienza di Cristo, che è venuto — come ricorda il Vangelo — “non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”. In questa obbedienza si realizza il disegno d’amore di Dio: una volontà concreta, capace di salvare e di generare vita.
Le resistenze dell’uomo davanti alla volontà di vita
Fra Tambini ha poi messo in luce le resistenze profonde che abitano il cuore umano. Spesso, ha osservato, le esperienze di fragilità e di fallimento alimentano l’idea che sulla vita pesi una volontà di morte. A questa visione si oppone con decisione il messaggio pasquale: “C’è una sola volontà di Dio… ed è una volontà di vita”. Allo stesso tempo, ha riconosciuto l’ambiguità della volontà umana, segnata da contraddizione: “Non compio il bene che voglio ma il male che non voglio”. Proprio questa debolezza, però, viene assunta da Dio e trasformata in una possibilità nuova, in un “d’ora in poi” che riapre il futuro.
Una parola che salva: “Lo voglio”
Nella parte conclusiva dell’omelia, fra Tambini ha invitato i fedeli ad affidarsi con fiducia alla volontà di Dio, descritta come “potente, salvifica e sapiente”. Non si tratta di un destino già scritto, ma di una chiamata alla libertà: “Noi preghiamo che in noi si compia la volontà di Dio”. Questa volontà apre un orizzonte nuovo, capace di dare senso anche alle situazioni più difficili. Il vertice del messaggio è racchiuso in una parola decisiva, che Cristo pronuncia nella vita di ciascuno: “Lo voglio… vivi… sii guarito”. È questa parola che restituisce vita, salvezza e significato all’esistenza.
Dopo l’aspersione con l’acqua benedetta, la liturgia dell’Eucaristia: così la Veglia Pasquale si è compiuta. E così, in questa notte santa nel cuore del Giubileo francescano, la luce del Risorto ha irradiato la Porziuncola, ricordando l’amore infinito di Dio che, ieri come oggi, vince ogni tenebra.
L’articolo “Lo voglio”: la volontà di Dio che dona vita proviene da Assisi OFM.