Nei giorni che hanno preceduto la Solennità di San Francesco, fr. Francesco Ielpo, nuovo Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, ha predicato il Triduo di San Francesco nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola.
Un legame profondo unisce da sempre la Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna con la Custodia di Terra Santa, considerata “la perla delle missioni” per la sua storia e per la sua presenza nei luoghi delle origini della fede. La Custodia di Terra Santa nasce al 1217, quando nel Capitolo generale – convocato dallo stesso Francesco – l’Ordine francescano da lui fondato fu suddiviso in Province, tra cui appunto quella di Terra Santa. Oggi la Custodia di Terra Santa è l’unica Provincia dell’Ordine a carattere internazionale, in quanto composta da religiosi provenienti da tutto il mondo che prestano il loro servizio nei territori di Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e Rodi.
Abbiamo incontrato il Custode per sapere di questo nuovo incarico, che ha secoli di storia e che oggi, in un tempo così tragico e incerto, si rivolge ai luoghi e ai frati della Terra Santa. Gli abbiamo chiesto quali sentimenti accompagnino questo suo nuovo ministero: fr. Francesco ne ha parlato con semplicità e profondità, raccontando le sfide e le speranze di una terra ferita.
Una sproporzione che diventa grazia
«Il primo sentimento che ho provato, quando sono stato nominato nuovo Custode di terra Santa, è stato quello della sproporzione – racconta -: una gigantesca sproporzione tra ciò che mi veniva chiesto dall’Ordine e la mia persona. Per settimane sono rimasto attaccato al mio padre spirituale, perché questa responsabilità è più grande di me, ma forse più grande di qualsiasi uomo». Fu proprio il suo padre spirituale a dirgli una frase che lo ha accompagnato: «Questa sproporzione è bella, perché lascia spazio all’opera di un Altro».
«E così ho cercato di farlo: lasciare spazio all’opera di Dio. Lo sperimento ogni giorno attraverso l’aiuto e la fraternità dei frati: il Vicario, il Consiglio, i confratelli. Colmano, con la loro presenza, quella sproporzione».
La sfida quotidiana: restare e custodire
La Terra Santa, dice il Custode, è una terra che «ogni giorno si affaccia a una sfida nuova». Le difficoltà non mancano: «C’è la responsabilità verso 325 frati, la custodia dei Luoghi Santi e le relazioni con le altre Chiese. Ma ci sono anche le sfide politiche, le guerre, il dolore di popoli disorientati e feriti, la spirale di odio che cresce sempre di più».
Eppure, aggiunge, «la nostra missione è rimanere. Mantenere la presenza. Anche quando i cristiani diminuiscono, quando tante famiglie scelgono di partire».
Negli ultimi anni, infatti, «centinaia di famiglie cristiane hanno lasciato Betlemme e la Cisgiordania». La Custodia cerca di trattenerle, «mantenendo le scuole, sostenendo chi non può permettersi di mandare i figli a studiare, offrendo lavoro e case». Ma non basta: «Oltre ai bisogni primari, ci vuole una speranza per vivere, una ragione per cui valga la pena alzarsi domani mattina. E molti genitori si chiedono se vogliono davvero far crescere i figli in quel contesto».
Le scuole di Terra Santa
«L’opera educativa dei francescani in Terra Santa è un’attività davvero importante», sottolinea il Custode. Oltre i frati impegnati nel campo educativo, la Custodia sostiene le famiglie che non possono permettersi di mandare i figli a scuola: un impegno e un aiuto concreti, che proseguono nel tempo, garantendo una casa, un lavoro dignitoso e uno stipendio, anche nei periodi di guerra o nell’assenza dei pellegrini. «Ricordiamo che sul turismo religioso si basa gran parte della vita, dell’economia e del sostentamento della comunità cristiana». E oggi è fortemente compromesso.
Il dramma dell’assenza dei pellegrini
«L’assenza dei pellegrini è un grande dramma nel dramma – confida -. Qualche gruppo arriva, ma è rarissimo. Dall’Italia quasi nulla». Ma non è solo questione economica: «Essere visitati significa sentirsi ricordati, importanti, sapere che vale la pena restare lì. Riprendere i pellegrinaggi è possibile e sicuro. È un beneficio per chi viene, ma anche per la comunità cristiana che riceve forza e speranza».
Fra Ielpo rilancia così un accorato appello: «Abbiamo bisogno che i pellegrini tornino. Venire oggi in Terra Santa è un gesto di fede e di solidarietà».
Assisi e Gerusalemme: due terre sorelle
Ad Assisi, dove tutto è cominciato per Francesco e per i frati minori, fr. Francesco Ielpo sente un legame profondo: «Da qui, dalla Porziuncola, Francesco inviò i primi fratelli in Terra Santa. C’è una fortissima reciprocità tra questi luoghi: Assisi ci richiama alla fedeltà alla nostra origine, e la Terra Santa ricorda a tutti i francescani del mondo che senza l’umanità di Cristo neppure Francesco avrebbe potuto innamorarsi così del Signore».
E aggiunge: «Assisi è la Città della Pace, Gerusalemme nel suo nome contiene la pace. L’aiuto più grande che possiamo darci reciprocamente è essere annunciatori, con la vita, della pace riconosciuta in Cristo».
Piccoli miracoli quotidiani
Quando gli chiediamo un episodio che racconti la luce di quella terra ferita, si illumina: «Qualche settimana fa sono stato all’inaugurazione di una scuola per bambini speciali a Beit Hanina. «Mi hanno accolto dei bambini non vedenti: una di loro mi ha dato il benvenuto in italiano, e poi un piccolo coro ha cantato. Abbiamo poi incontrato i bambini con difficoltà di apprendimento. Era evidente che lì c’era più vita di quanta si potesse immaginare. In quel giorno ho imparato davvero una cosa che spesso predico (il mio “cavallo di battaglia”, potrei dire), ma che, quando la vedi incarnata, cambia tutto: in fondo Dio non ci chiede abilità particolari, ci chiede la disponibilità… Quando vedi persone che si mettono in gioco, vengono fuori dei capolavori, pezzi di cielo».
E aggiunge: «Francesco sapeva sempre riconoscere il bene, anche in ciò che sembra oscuro. Lo stesso accade oggi: giovani che servono, famiglie che condividono anche nella povertà. È questo che tiene viva la speranza».
«Abbiamo bisogno di gesti così»
Il Custode di Terra Santa si fa serio quando parla del sostegno che la Custodia riceve: «Abbiamo bisogno di sentirci sostenuti, con la preghiera e con gesti semplici». Racconta un episodio del 2017, quando visitò Aleppo durante la guerra: «Un ragazzo di 18 anni era morto sotto le bombe. Tornato in Italia, alcune famiglie raccolsero 70 mila dollari per ricostruire la palazzina dove vivevano otto famiglie. Quando tornammo a consegnare le chiavi, il padre del ragazzo morto piangeva. Pensavo fosse per il dolore, invece mi disse: “Piango perché non avrei mai immaginato che dall’altra parte del mondo qualcuno che non mi conosce facesse un gesto così per me”. Lì ho capito cos’è la carità cristiana: un gesto d’amore verso chi non conosci, indipendentemente da chi sia».
E conclude: «Abbiamo bisogno di gesti così».
(clicca qui per conoscere i progetti a sostegno della Custodia di Terra Santa)
Commissariato di Terra Santa Assisi: https://terrasantafratiassisi.it/
L’articolo «Lasciare spazio all’opera di un Altro»: la sfida di fr. Francesco Ielpo in Terra Santa proviene da Assisi OFM.