Luogo delle origini e del Perdono

La sfida delle nuove fragilità

Si conclude alla Domus Pacis il confronto sulla carità francescana. Dalle nuove dipendenze alla profezia di Mondo X, il richiamo a una fraternità capace di generare speranza

Si è conclusa ieri alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli l’Assemblea della Conferenza dell’Europa Meridionale (CEM) dei Frati Minori dedicata ai responsabili e delegati della carità. Tre giornate intense di riflessione, confronto e condivisione sul tema “Fratelli e minori a servizio delle fragilità del nostro tempo”, durante le quali i partecipanti hanno cercato di leggere, alla luce del Vangelo e del carisma francescano, le nuove forme di povertà e vulnerabilità che attraversano la società contemporanea.

Tra gli interventi della giornata conclusiva, particolarmente significativo quello dello psicoterapeuta Alfio Lucchini, che ha offerto una lucida analisi del fenomeno delle dipendenze in Italia. Ripercorrendo l’evoluzione degli ultimi decenni, Lucchini ha mostrato come il fenomeno sia profondamente cambiato: non più soltanto tossicodipendenze legate alle sostanze, ma una galassia di dipendenze comportamentali che coinvolgono il gioco d’azzardo, le tecnologie digitali, il web, le relazioni affettive e nuovi modelli di consumo.

Secondo lo studioso, oggi il disagio non può essere compreso senza considerare il contesto culturale e sociale in cui viviamo. Le fragilità contemporanee si intrecciano con l’isolamento, la precarietà, la crisi delle relazioni e quella che diversi sociologi hanno definito la “società dipendente”. Per questo, ha sottolineato, ogni risposta efficace deve partire dalla persona nella sua complessità e dalla ricerca di percorsi capaci di valorizzarne le risorse e la dignità.

A raccogliere questa sfida dal punto di vista francescano è stato fra Stefano Gennari, responsabile di Mondo X Sardegna, che ha tenuto una relazione dal titolo “L’evoluzione di un’intuizione francescana: una profezia da ravvivare”. Insieme a fra Antonio Ridolfi, ministro provinciale di Salerno, e a fra Antonio Lembo, referente della Commissione Carità della CEM, fra Stefano è stato tra gli organizzatori dell’incontro.

Al termine dei lavori lo abbiamo intervistato.

Fra Stefano, quale significato assume questa prima Assemblea della Conferenza dell’Europa Meridionale dedicata alla carità?

«È stata anzitutto un’occasione preziosa per conoscerci e per conoscere le realtà che i frati seguono nei diversi territori. Spesso lavoriamo accanto alle persone più vulnerabili senza avere la possibilità di confrontarci con chi vive esperienze analoghe in altre Province. In questi giorni abbiamo potuto incontrare i volti e le storie di chi ogni giorno opera concretamente nel servizio della carità. Conoscersi e conoscere le realtà esistenti sono i primi passi per imparare a fare rete e costruire percorsi condivisi».

Nel suo intervento ha parlato dell’eredità di Mondo X. Perché quella intuizione è ancora attuale?

«L’intuizione originaria di padre Eligio Gelmini conserva ancora oggi una straordinaria forza profetica. A quasi cinquant’anni dalla sua nascita continua a interrogarci e a indicare una strada possibile. Non si tratta semplicemente di custodire una memoria, ma di comprendere come quel seme possa continuare a crescere nelle condizioni nuove che viviamo oggi. La domanda che dobbiamo porci è se siamo ancora capaci di lasciarci provocare da quella visione e di tradurla in forme nuove di presenza e di servizio».

Quale sfida pone oggi questa eredità ai Frati Minori?

«Credo che ci chieda di riscoprire come il carisma francescano possa incarnarsi nelle nuove povertà. Le dipendenze sono una di queste, ma non l’unica. Siamo chiamati a un lavoro di approfondimento e di discernimento per comprendere che cosa significhi oggi essere frati minori accanto alle persone più fragili. Non basta ripetere modelli del passato: occorre lasciarsi interrogare dalla realtà e trovare forme nuove attraverso cui il Vangelo possa farsi prossimo alle persone».

In un tempo segnato da un crescente disagio giovanile, quale contributo può offrire un’esperienza come quella di Mondo X Sardegna?

«Più che proporre un modello, credo che possiamo testimoniare uno stile. La carità è profondamente vocazionale, perché aiuta ogni persona a riscoprire il progetto di bene che Dio custodisce per lei. Accompagnare qualcuno significa aiutarlo a riconoscere la propria dignità e la propria chiamata. Questo vale per chi vive una dipendenza, ma anche per ogni giovane in ricerca. La carità diventa allora un luogo in cui si annuncia il volto di Dio attraverso la vicinanza concreta alle persone».

Che cosa vi insegnano le persone che incontrate ogni giorno?

«Ci insegnano anzitutto che ogni uomo è chiamato a uscire da se stesso per diventare dono. Nessuno cresce da solo. Ma soprattutto ci ricordano che la carità autentica nasce dalla fraternità. Le situazioni di fragilità ci fanno capire che non possiamo affrontare i problemi individualmente. Abbiamo bisogno di comunità, di relazioni, di collaborazione tra frati, laici, professionisti e volontari. È proprio lì che nasce una fraternità capace di curare, accompagnare ed evangelizzare».

Le parole di fra Stefano Gennari sembrano raccogliere il filo rosso che ha attraversato l’intera Assemblea: di fronte alle nuove fragilità non bastano strutture o progetti, ma occorrono comunità capaci di generare relazioni. In questo senso la carità francescana continua a mostrarsi non come semplice assistenza, ma come esperienza di fraternità che restituisce dignità, speranza e futuro alle persone.

È forse questa la consegna più significativa che emerge dai lavori della Conferenza dell’Europa Meridionale: imparare a leggere le trasformazioni del nostro tempo senza paura, custodendo la profezia di Francesco d’Assisi e traducendola in forme sempre nuove di prossimità verso gli ultimi.

L’articolo La sfida delle nuove fragilità proviene da Assisi OFM.

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