Luogo delle origini e del Perdono

La misericordia che ricostruisce il cuore

La catechesi penitenziale con don Stefano De Paulis alla Porziuncola

Un invito a ritornare al cuore del Vangelo, riscoprendo nella relazione con Dio il fondamento di ogni autentica conversione. È questo il filo conduttore della catechesi penitenziale che si è svolta nel pomeriggio di oggi nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, guidata da don Stefano De Paulis, rettore della Basilica di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, luogo della Perdonanza Celestiniana.

La presenza di don De Paulis ha assunto un significato particolarmente intenso alla luce del Patto di Amicizia sottoscritto il 2 agosto 2025 tra la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. L’intesa, firmata al termine della Solennità del Perdono di Assisi nell’Anno Giubilare della Misericordia dai rappresentanti delle Chiese di Assisi e dell’Aquila e delle comunità francescane, ha sancito un legame spirituale tra i due luoghi che custodiscono le più antiche esperienze di indulgenza della Chiesa: il Perdono di Assisi e la Perdonanza Celestiniana, riconosciuti anche nella Bolla Spes non confundit come segni complementari della misericordia di Dio. La catechesi odierna rappresenta così uno dei primi frutti concreti di quel Patto, nel segno di una collaborazione orientata a promuovere la cultura della riconciliazione e del perdono.

Nel suo intervento, don De Paulis ha proposto una riflessione profonda sul significato della conversione, partendo dalla domanda fondamentale: che cosa significa essere pienamente umani? La risposta è stata affidata ai due modelli che Dio ha donato all’umanità: Gesù e Maria, definiti «i nostri due punti di riferimento sulla vita umana», perché «infinitamente semplici, del tutto trasparenti e privi di ogni doppiezza».

La trasparenza, ha spiegato, non è solo una virtù morale, ma una condizione indispensabile per la credibilità del cristiano. «Essere trasparenti ci aiuta a riacquistare credibilità», ha affermato, ricordando come il nascondersi da Dio e dagli altri impoverisca il cuore e renda ambigue anche le relazioni più quotidiane.

Al centro della meditazione è emerso il tema delle relazioni, presentate come il criterio autentico dell’esame di coscienza. «Se partiamo dalla lista dei peccati non arriviamo mai alla conversione; se partiamo dal cuore forse ci arriviamo», ha osservato il rettore di Collemaggio, invitando a interrogarsi anzitutto sul rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri.

Riprendendo la tradizione spirituale di san Benedetto e di san Francesco, nata tra Umbria e Abruzzo, don De Paulis ha ricordato che il cristianesimo prende forma concreta nelle relazioni vissute secondo il Vangelo. Le comunità, le famiglie e le associazioni diventano realmente cristiane quando sono luoghi di ascolto, accoglienza e reciproca disponibilità, riflesso della comunione stessa di Dio, che è relazione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo.

Un passaggio particolarmente intenso della catechesi è stato dedicato all’incontro personale con Cristo. Dio, ha detto, non ama l’uomo in modo astratto, ma entra nella sua fragilità: «È lì che entro in relazione con Dio ed è lì che scopro che Dio mi ama così come sono, nonostante tutte le mie vergogne e debolezze». La conoscenza di sé nasce proprio dall’esperienza dell’amore gratuito del Signore, ricevuto nella preghiera, nella meditazione della Scrittura e nei sacramenti.

La grazia santificante è stata indicata come il vero tesoro del cristiano, la sorgente da cui scaturiscono relazioni nuove e una vita riconciliata. Da qui l’invito a ritrovare il “sapore” della fede, quella sapienza che rende consapevoli della propria identità di figli amati da Dio e capaci di amare gli altri. «Se il sale perde il suo sapore, a cosa serve?», ha ricordato, esortando i fedeli a recuperare continuamente questa relazione vitale con il Signore.

Nella parte conclusiva della meditazione, don De Paulis ha descritto l’amore di Dio come un amore senza misura, capace di donarsi totalmente a ogni persona. «Dio ama te, ti ha voluto per amore, ti sostiene per amore e vuole invaderti del suo amore», ha affermato, invitando ciascuno a lasciarsi raggiungere da questa esperienza che trasforma il cuore e rende possibile una vita nuova.

La catechesi si è conclusa con un’esortazione semplice e concreta, affidata ai fedeli in preparazione al Perdono di Assisi: ritagliarsi ogni giorno un tempo per stare davanti a Dio, lasciandosi incontrare da Lui nella preghiera e nei sacramenti, perché è proprio da questo incontro che nasce una vera riconciliazione con se stessi, con gli altri e con il Signore.

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