Luogo delle origini e del Perdono

La Croce, grembo di vita nuova

Dalla sofferenza alla speranza: Fra Massimo Travascio nella celebrazione del Venerdì Santo invita a riconoscere nella Passione di Cristo non la fine, ma la pienezza dell’amore

Terminata la Via Crucis, che ha percorso le 14 stazioni sulle orme della Passione di Cristo, nel giorno solenne dedicato alla contemplazione del mistero della Passione e della morte di Cristo in croce, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Custode della Porziuncola Fra Massimo Travascio, ha presieduto la solenne Celebrazione della Passione del Signore.

La liturgia della Passio Domini si è aperta in un silenzio denso e carico di sacralità, segno eloquente del mistero che la Chiesa si accinge a rivivere. Il Custode si è prostrato a terra: gesto che esprime la massima umiltà e adorazione e segno della Chiesa che si china davanti al mistero della Croce, condividendo il dolore per la morte del Signore e manifestando totale abbandono e sottomissione alla volontà di Dio.

Nel medesimo spirito, tutta l’assemblea dei fedeli, raccolta in preghiera, si è inginocchiata in silenzio in un atto corale di adorazione, contemplazione e partecipazione al mistero della redenzione.

L’ascolto delle Scritture è culminato nel racconto dettagliato della Passione di Cristo, che rivela il piano di salvezza attraverso la sofferenza del Servo di Dio. La proclamazione della Passione nella versione dell’Evangelista Giovanni è stata offerta dal Custode e due frati.

Contemplare il mistero della Croce

Nella sua omelia, Fra Massimo ha invitato i fedeli a sostare davanti al mistero della Croce come luogo di rivelazione dell’amore divino. «Cari fratelli e sorelle, siamo davanti alla Croce per contemplare il dono di un Dio che ha scelto di morire per amore nostro. Le letture proclamate ci hanno presentato le chiavi interpretative di questo mistero, in particolare il passo di Isaia sul Servo sofferente, in cui emerge la parola decisiva “eppure“, segno della fede che sa andare oltre l’evidenza del dolore». In essa, secondo il Custode della Porziuncola, si esprime lo sguardo del credente capace di intravedere nella morte non la fine, ma «l’inizio di qualcosa di nuovo».

Cristo, sacerdote solidale e obbediente

Fra Massimo ha poi sottolineato come la Lettera agli Ebrei mostri un Cristo profondamente solidale con l’umanità: «non è una vicinanza formale», ma una «immersione totale nell’umano». Gesù ha condiviso le debolezze umane fino in fondo, vivendo un’obbedienza radicale al Padre, «portata fino al dono totale di sé». Questa partecipazione piena alla condizione umana non è semplice compassione, ma un atto salvifico che rivela la profondità dell’amore divino.

La Passione come dono e compimento

Nel commento al Vangelo di Giovanni, ha poi evidenziato il tratto sorprendente della Passione: Gesù non l’ha subita, ma scelta. «Gesù l’abbraccia, Gesù si consegna», ha affermato Fra Massimo, mostrando come Cristo resti sempre Signore degli eventi. Anche il grido «È compiuto» non è una resa, bensì «pienezza di senso». La Croce è stata paragonata a un seme nascosto nella terra: all’apparenza segno di morte e silenzio, ma in realtà grembo di una vita «che niente può fermare».

Lo sguardo di Francesco e la chiamata per oggi

Infine, Fra Massimo ha richiamato l’esperienza di Francesco d’Assisi, che ha saputo riconoscere nella Croce il germoglio della vita nuova, fino a chiamare la morte «sorella». Questo sguardo, nato davanti al Crocifisso di San Damiano, diventa proposta per i credenti di oggi: «lasciare che la croce entri dentro il nostro cuore e cambi il modo di stare nel mondo». L’invito allora è stato quello di rimanere sotto la Croce, accanto a chi soffre, senza indifferenza, credendo che «anche nell’ora più buia, l’ultima parola non è la morte, ma è la vita». L’omelia si è conclusa con la preghiera di san Francesco: «Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo».

Al termine dell’omelia, con la preghiera universale di intercessione, i fedeli hanno elevato a Dio Padre le intenzioni per l’umanità intera: per la Chiesa, il Papa, i fedeli, i catecumeni, l’unità dei cristiani, gli ebrei, i non cristiani, chi non crede, i governanti e i sofferenti, con la richiesta di estendere i frutti della Passione a ogni creatura.

Venerazione del legno santo

La croce è stata poi portata dall’interno della Porziuncola all’altare, e qui è avvenuta la venerazione del legno santo che ha portato il Salvatore da parte dell’intera comunità di frati, un gesto di amore e gratitudine che riconosce nella Croce lo strumento della redenzione e anticipa la gioia pasquale. Terminata l’azione liturgica, tutto il popolo presente ha potuto adorare e venerare la Croce.

La Comunione eucaristica con le ostie consacrate il giorno precedente, durante la Messa “in Coena Domini” del Giovedì Santo, ha chiuso la liturgia, segno di intima unione con il Signore morto e risorto.

Al termine della giornata, come in molte altre località, si svolgerà la tradizionale Processione del Cristo morto, avvolto da un leggero e pudicissimo velo nero e portato per le strade di Santa Maria degli Angeli dai parroci, dalle confraternite e da un popolo numerosissimo, come segno di devozione e professione di fede.

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