Luogo delle origini e del Perdono

Il Signore parlava dritto al mio cuore

Fra Francesco Maria Sorice verso il sacerdozio: la storia di una chiamata nata dal desiderio di una vita piena

In vista dell’ordinazione sacerdotale che riceveranno il prossimo 27 giugno nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi, per l’imposizione delle mani di mons. Felice Accrocca, abbiamo incontrato i due giovani frati minori della Provincia Serafica che si preparano a compiere questo passo decisivo della loro vita: fra Francesco Maria Sorice e fra Simone Lunedei.

Due storie diverse, due percorsi personali segnati da incontri, domande, attese e dalla scoperta di una presenza di Dio capace di dare senso e direzione all’esistenza. Attraverso le loro parole emerge la bellezza di una vocazione che non nasce da un progetto umano, ma dall’iniziativa di Dio che continua a chiamare, a sorprendere e a trasformare la vita di chi si affida a Lui.

In questo primo incontro conosciamo più da vicino la storia di fra Francesco Maria.


Una domanda che nasce dall’incontro

Ci sono vocazioni che nascono lentamente, come un seme che cresce sottoterra prima ancora di mostrarsi alla luce. E ci sono momenti in cui quel seme improvvisamente si lascia intravedere, quasi come se Dio spalancasse «per un istante una finestra sull’eterno».

Per fra Francesco Maria uno di quei momenti ha il volto del Crocifisso dell’Amore Misericordioso di Collevalenza.

Prima ancora, però, c’era stata una domanda. Una domanda semplice e radicale allo stesso tempo: che cosa fare della propria vita? Come rispondere all’amore ricevuto? «Il Signore mi aveva incontrato durante una missione di evangelizzazione nel mio paese, Ruvo di Puglia», racconta. Da quell’esperienza era nato qualcosa che non avrebbe più smesso di accompagnarlo: il desiderio di conoscere Dio come Padre.

«Man mano che lo incontravo attraverso la Parola, cresceva in me il desiderio di voler conoscere questo Padre buono. E insieme cresceva una domanda: qual è la mia vocazione? Amato così da Dio, come posso amare anch’io a partire da questo amore che ho ricevuto?».

Davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso

È la domanda di chi ha intuito che la vita trova il suo significato soltanto dentro una relazione. Nell’agosto del 2015, dopo aver affidato questa ricerca al Signore durante il pellegrinaggio della Marcia Francescana, accade qualcosa di decisivo. «Davanti al Crocifisso dell’Amore Misericordioso ho intuito che il Signore mi stava consegnando una parola: una parola che parlava dritto al mio cuore, dritto al desiderio di vita piena che portavo».

È una delle espressioni che più colpiscono nella sua testimonianza. La vocazione, infatti, segue il desiderio innato nell’uomo. «Era come se quella parola combaciasse con il desiderio bello del cuore». Da quel momento il discernimento ha continuato a fare luce dentro di lui. Lentamente. Con pazienza.

La scoperta di una casa tra i fratelli

Nel raccontare gli anni successivi, fra Francesco non parla anzitutto di sacrifici o rinunce. Parla piuttosto di una scoperta. La scoperta di una casa. «Nel mio cammino di discernimento ero accompagnato da un frate. Per me è stata un’esperienza riconoscere sempre più che questo luogo era casa».

Una casa fatta di relazioni, di fraternità, di Vangelo condiviso. «La gioia di essere frate è legata al sentirmi a casa con il Signore e con i fratelli nell’annunciare insieme il Vangelo». Anche per questo, quando gli si chiede che cosa abbia trovato scegliendo la vita francescana, la sua risposta sorprende. «Ho trovato una relazione sempre più profonda con il Signore: una relazione viva, concreta, capace di raggiungere le zone più profonde dell’esistenza e che continua a visitare il mio cuore, a toccarlo, a guarirlo, a sanarlo».

Ma l’amore di Dio non si ferma mai a chi lo riceve. «Mi ha mandato verso altri fratelli perché questa parola di salvezza potesse raggiungere anche altri». Ecco allora il cuore del sacerdozio che si prepara a ricevere come dono da condividere.

Alla vigilia dell’ordinazione, il sentimento che prevale non è la paura, ma lo stupore. «C’è un’attesa trepidante nel vedere quello che il Signore farà». Le sue parole richiamano l’immagine evangelica di Maria che, dopo l’Annunciazione, corre verso Elisabetta portando nel cuore una gioia troppo grande per essere trattenuta.

Lasciare il timone al Signore della vita

«L’emozione più grande è una gioia trepidante». A chi oggi vive un tempo di ricerca, di inquietudine o di discernimento, fra Francesco consegna una parola semplice. «Lascia il timone della vita al Signore della vita». Parole che nascono dall’esperienza di chi ha imparato che Dio non delude. «Perché – continua fra Francesco – le promesse di Dio profumano di eternità, di casa, di ritorno a casa tra le braccia del Padre misericordioso».

Forse è proprio qui il segreto della sua vocazione: la scoperta di essere amato da Lui.

Una scoperta che continua a plasmare il suo cammino e che trova la sua eco nelle parole che più custodisce nel cuore tra gli scritti del Poverello: «Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre» (Lettera a tutto l’Ordine, FF 221).

In fondo, tutta la storia vocazionale di fra Francesco sembra racchiusa qui: nel passaggio dalla ricerca all’incontro, dal desiderio alla risposta, fino all’abbandono fiducioso nelle mani di quel Padre misericordioso che per primo si è donato totalmente a lui.

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