Luogo delle origini e del Perdono

Il Signore è stato il primo alleato della mia felicità

Fra Simone Lunedei verso il sacerdozio: una storia di fraternità, misericordia e fedeltà di Dio

Ci sono chiamate che arrivano come un lampo e altre che maturano lentamente, attraverso incontri, volti, parole e avvenimenti che soltanto col tempo rivelano il loro significato. La storia vocazionale di fra Simone Lunedei appartiene a questa seconda categoria. Alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale che riceverà il prossimo 27 giugno ad Assisi (insieme a fra Francesco Maria Sorice) il giovane frate francescano guarda al cammino percorso e vi riconosce una trama paziente tessuta da Dio, una presenza discreta ma costante che lo ha accompagnato fino a comprendere quale fosse il progetto custodito per lui.

«Quando meno me lo aspettavo», racconta. Non c’è stato un unico episodio decisivo, ma «un insieme di momenti in cui il Signore, molto concretamente, con i fatti della quotidianità, mi ha indicato questa strada». Un incontro in un santuario, un’esperienza durante una missione popolare, alcuni passaggi della formazione: piccoli segni che, riletti alla luce della fede, hanno assunto un significato sempre più chiaro. «Sono stati incontri che mi hanno fatto pensare che il Signore mi stesse chiamando a questa vocazione, quella di essere un pastore, a servizio della Chiesa e delle anime».

Per descrivere questo percorso, fra Simone utilizza l’immagine dei «semi»: «Semi che il Signore mi sembra abbia messo davanti sulla strada, che ho raccolto e che poi ho consegnato di nuovo a Lui». È una visione profondamente francescana della vocazione: non qualcosa che si costruisce da soli, ma un dono che si riceve e che continuamente si affida a Dio perché sia Lui a farlo crescere e maturare.

I volti che hanno acceso il desiderio

Nel cammino di ogni vocazione ci sono persone che diventano segni concreti della presenza di Dio. Per fra Simone uno di questi volti è stato quello di don Ettore, il parroco della sua infanzia, che ricorda come «un prete di campagna, dai tratti molto semplici ma molto innamorato di Cristo, della propria vocazione, delle famiglie, dei giovani e della gente affidata alle sue cure, capace di testimoniare con la sua vita che il sacerdozio è prima di tutto una forma concreta dell’amore di Dio per il suo popolo».

Accanto a lui, tanti frati incontrati negli anni della formazione hanno contribuito ad alimentare il desiderio di donare la vita al Signore. «Sono stati esempi di persone innamorate di Cristo e delle persone che avevano accanto»: testimonianza vissuta che rende credibile il Vangelo e apre il cuore alla possibilità di una chiamata.

La scoperta della fraternità

Fra Simone non nega che nella vita religiosa esistano distacchi e cambiamenti, ma la sua esperienza gli ha insegnato a guardare oltre. «Anch’io all’inizio pensavo che significasse troncare delle relazioni, rinunciare a una scelta diversa di vita», confessa. Eppure «ho trovato una fraternità». Lo dice con particolare intensità, lui che è figlio unico. «Come frate ho scoperto la possibilità di donarmi agli altri e soprattutto di ricevere dagli altri». La fraternità, per lui, non è semplicemente condividere gli stessi spazi, ma vivere insieme la preghiera, le fatiche, le gioie e le fragilità, sapendo di poter contare su fratelli che camminano accanto e sostengono il percorso di ciascuno.

È in questo contesto che ha imparato anche a rileggere il significato delle prove e delle rinunce. «Sto scoprendo che il dolore, se taglia, in realtà è per far fruttificare ulteriormente». Le sue parole richiamano il Vangelo della vite e dei tralci: ciò che sembrava una perdita si è trasformato in una fecondità inattesa. Anche le relazioni hanno seguito questa logica evangelica: alcune si sono interrotte, altre sono diventate ancora più profonde perché radicate in Cristo.

La fedeltà di Dio e il volto della misericordia

Il sentimento di fra Simone alla vigilia dell’ordinazione è la gratitudine, fondata sulla fedeltà di Dio sperimentata lungo tutto il cammino. «Il Signore mi ha accompagnato in questi anni. È stato sempre fedele». Guardando indietro, riconosce una presenza che non è mai venuta meno. Per questo l’emozione più grande che prova oggi è proprio il ringraziamento, accompagnato da «un pizzico di vertigine» davanti alla grandezza del dono che sta per ricevere.

Tra le parole di san Francesco che più lo accompagnano c’è quella sulla misericordia. Fra Simone vi riconosce il cuore dell’esperienza cristiana: un amore ricevuto da Dio senza misura e chiamato a diventare dono per gli altri. «Una misericordia che non ha mai un limite, non ha mai un confine», capace di trasformare la vita e di rendere ciascuno strumento della tenerezza di Dio verso i fratelli.

Citando il Salmo 87, fra Simone invita i giovani a «cercare la gioia nel Signore», perché è lì che ha scoperto il compimento del suo desiderio più profondo. «Anch’io desideravo essere felice. Gli ho consegnato il mio desiderio di felicità, di una vita piena, profonda, significativa». Oggi può affermare con serenità: «Fidarsi del Signore ne vale la pena». E aggiunge una frase che racchiude il senso del suo cammino: «Per me il Signore è stato il primo alleato della mia felicità».

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