Luogo delle origini e del Perdono

Il Natale come chiamata alla salvezza

Il Settenario prosegue: la Salvezza al centro della sesta serata con la riflessione di fr. Simone Lunedei

Il 22 dicembre, alle ore 19.00, durante la celebrazione del Vespro presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, si è svolta la sesta serata del Settenario verso il Natale. A guidare la riflessione, dedicata alla parola Salvezza, è stato fr. Simone Lunedei.

Il cammino, intitolato “Sette parole di speranza… verso il Natale!” e ispirato a «Spes non confundit» (Rm 5,5) e al Documento sinodale “Lievito di Pace e di Speranza”, continua così ad accompagnare i fedeli verso il Natale del Signore, invitandoli a rileggere la propria storia alla luce della fedeltà di Dio.

Nella sua riflessione, fra Simone distingue tra i molti annunci che ci raggiungono ogni giorno: alcuni sono marginali e superficiali, altri invece toccano la vita nel profondo e chiedono un vero salto, come le scelte vocazionali o di vita. Questo salto non è mai nel vuoto se c’è un volto che ci precede e ci sostiene: «Ti aspetto io, ci sono». L’annuncio cristiano funziona allo stesso modo: nasce da una relazione che genera fiducia e invita al coraggio.

Il cuore del Natale è l’annuncio fatto ai pastori, persone semplici e poco considerate, nella quotidianità della notte: «Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore». Dio sceglie chi non è preparato secondo i criteri del mondo e chiede una risposta immediata, senza indugi. Questo annuncio si riassume nella fede professata nel Credo: «per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo», perché solo Dio, come ricorda san Gregorio di Nissa, poteva guarire, risollevare e risuscitare l’umanità assumendo la nostra natura.

Il Natale rivela così la meta della vita cristiana: la vita eterna. Il peccato e la morte non hanno più l’ultima parola, come mostra la Scrittura attraverso volti risollevati come Zaccheo, che accoglie Gesù «pieno di gioia» e cambia concretamente vita. La nostra storia, segnata da cadute e ricostruzioni, è simile al Kintsugi (antica arte giapponese di riparazione della ceramica) dove le ferite diventano bellezza. Credere significa lasciarsi trasformare e portare l’annuncio agli altri, ricordando le parole di Chiara Corbella: «Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna».

L’articolo Il Natale come chiamata alla salvezza proviene da Assisi OFM.

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