Si è svolta oggi presso la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli, la Giornata Giubilare degli Istituti Penitenziari Umbri, uno degli appuntamenti più significativi del Giubileo Francescano dedicato all’ottavo centenario della morte di San Francesco, organizzato dai Cappellani degli Istituti Penitenziari dell’Umbria: fra Marco Antonio M. Uras OFM per la Casa di Reclusione di Spoleto, fra Domenico Campana OFM per la Casa Circondariale di Terni, don Marco Pagnotta per la Casa di Reclusione di Orvieto, fra Domenico Spagnoli OFM per la Casa Circondariale di Perugia, insieme all’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane don Raffaele Grimaldi.
Una giornata intensa, vissuta tra riflessione e condivisione, che ha visto riuniti detenuti provenienti dai quattro istituti penitenziari umbri, operatori della polizia penitenziaria, magistrati, volontari, educatori, personale sanitario e rappresentanti della Chiesa umbra in un comune cammino di fede e speranza.
La giornata è iniziata al Sacro Convento di Assisi con l’accoglienza dei partecipanti e la visita alla tomba di San Francesco.
Successivamente il pellegrinaggio si è spostato alla Porziuncola, dove nella Basilica di Santa Maria degli Angeli è stata celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Felice Accrocca, insieme a Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia.
Fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, ha accolto i partecipanti richiamando il significato della Porziuncola come luogo di misericordia, riconciliazione e dignità per ogni persona. dove nessuno è escluso dallo sguardo di Dio. Ripercorrendo i momenti fondamentali della vita di san Francesco, ha sottolineato come questo luogo continui a essere uno spazio di accoglienza e rinascita per tutti, invitando i presenti a riconoscere la dignità di ogni persona e a credere nella possibilità di ricominciare sempre, attraverso il perdono, la conversione e la speranza (clicca qui per leggere il discorso integrale).
Le porte di Dio sono sempre aperte
Il vescovo Accrocca nella sua omelia ha richiamato il modello missionario proposto dal Vangelo, uno stile segnato da «provvisorietà», «assenza di sicurezze» e «grande libertà». Richiamando la figura di san Barnaba, che andò a recuperare Paolo dopo gli anni di silenzio seguiti alla sua conversione, il presule ha sottolineato come Dio continui a chiamare e a offrire nuove possibilità anche a chi porta il peso dei propri errori. «Il Signore è sempre disposto a una data spontanea, le sue porte restano sempre aperte per noi», ha affermato, invitando a guardare alla realtà del carcere con speranza e senza giudizi sommari.
Rivolgendosi ai detenuti, ai cappellani e agli operatori penitenziari, Mons. Accrocca ha insistito sul valore dell’umiltà e della vera forza cristiana. «L’umiltà non è un atto di debolezza, è un atto di forza», ha detto, spiegando che la forza evangelica non coincide con la prepotenza, ma con la capacità di restare fedeli al bene nelle situazioni difficili. «La forza è il perdono, la forza è rispondere col sorriso a chi ti maledice, la forza è rispondere con la non violenza a gesti di violenza». L’omelia si è conclusa con un elogio della piccolezza evangelica, evocata anche dalla testimonianza di san Francesco d’Assisi, nella quale si cela il tesoro autentico della santità cristiana.
Inaugurazione della Mostra “Liberi di creare, liberi di cambiare”
Al termine della celebrazione nella Sala Pio V è stata inaugurata la mostra d’arte “Liberi di creare, liberi di cambiare”, realizzata dai detenuti dei quattro istituti penitenziari dell’Umbria e allestita in una sala del complesso di Santa Maria degli Angeli concessa dalla Provincia Serafica di San Francesco, spazio che abitualmente ospita mostre ed eventi culturali.
L’esposizione rappresenta uno dei momenti più significativi dell’intera giornata giubilare. Attraverso la pittura, i detenuti hanno raccontato la bellezza del creato cantata da San Francesco e, allo stesso tempo, le ferite che l’uomo infligge alla natura: dall’inquinamento alla deforestazione, fino alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Un percorso artistico e umano che vuole essere soprattutto un messaggio di rinascita.
A sottolineare il significato profondo dell’iniziativa è stato fra Domenico Spagnoli OFM, tra i promotori dell’evento. «Questa Giornata Giubilare non è semplicemente una visita ai luoghi di San Francesco, ma un segno profondo di comunione tra il mondo del carcere e la Chiesa umbra», ha spiegato. «Nasce dal desiderio di ricordare che nessuna persona può essere identificata con il proprio errore e che ogni uomo conserva dentro di sé una dignità che nessuna condanna può cancellare». Parole che sintetizzano il senso dell’intera iniziativa, pensata non soltanto come momento celebrativo ma come occasione di incontro tra realtà che troppo spesso rimangono distanti. «Ritrovarsi insieme – detenuti, operatori penitenziari, magistrati, volontari, personale sanitario, educatori e pastori della Chiesa – significa riconoscere che il cammino della giustizia ha bisogno anche della misericordia, dell’ascolto e della speranza», ha aggiunto fra Domenico.
«Ancora una volta vogliamo raggiungere il mondo “fuori” con un messaggio forte che parte dai detenuti insieme a San Francesco», ha aggiunto Fra Marco Maria Uras. A suo giudizio, la mostra offre uno sguardo diverso sul mondo carcerario, permettendo di incontrare «uomini che vogliono essere uomini nuovi, uomini migliori, uomini che hanno sbagliato, ma che chiedono ancora una possibilità, uomini che vogliono cambiare come è riuscito a fare San Francesco». Per questo la definisce un «segno tangibile, profetico, evangelico non soltanto al mondo del carcere, ma a tutta la società attraverso il carcere stesso».
Soffermandosi sulle opere esposte, fra Marco racconta di essere rimasto particolarmente colpito dalle poesie dei detenuti, «poesie profonde, molto belle», nelle quali emerge il dolore di chi vive l’esperienza della detenzione e il desiderio di riscatto. Ai visitatori chiede di andare oltre i giudizi e le etichette, con l’invito a guardare ogni persona con maggiore comprensione, nella consapevolezza che «c’è un amore grande che è quello dell’amore di Dio che salva e che libera tutto».
L’esposizione resterà aperta ai visitatori nei prossimi giorni, offrendo ai pellegrini e ai numerosi fedeli presenti ad Assisi l’opportunità di conoscere un’esperienza che mette al centro la persona, la sua dignità e la possibilità di ricominciare. Una giornata che ha lasciato un messaggio chiaro dentro e fuori le mura degli istituti penitenziari. Come ha concluso fra Domenico Spagnoli, «la speranza non è un privilegio per pochi, ma un diritto di ogni uomo e una responsabilità di tutta la comunità».
Ed è proprio questa speranza il lascito più prezioso del Giubileo Francescano degli Istituti Penitenziari Umbri celebrato oggi ad Assisi.
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