Luogo delle origini e del Perdono

Il dono nel buio

Nel buio della notte, il Pane dell’amore. L’Eucaristia che salva, trasforma e fa comunione: Fra Francesco Piloni ha presieduto la solenne celebrazione del Giovedì Santo

Con la solenne liturgia del Giovedì Santo si fa l’ingresso nel cuore del Triduo Pasquale, sacro spazio temporale che commemora l’apice del Mistero della Redenzione.

La celebrazione vespertina in Coena Domini come da tradizione è stata presieduta il 2 aprile nella Basilica di Santa Maria degli Angeli dal Ministro provinciale dei Frati minori di Umbria e Sardegna Fra Francesco Piloni e ha ripercorso gli eventi culminanti dell’Ultima Cena, svelando la profondità del gesto d’amore di Cristo e celebrando l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia, memoriale perpetuo del sacrificio di Cristo e segno del suo amore infinito per l’umanità.

In questo giorno si ricorda anche l’istituzione del sacerdozio ministeriale e si sottolinea il comandamento nuovo dell’amore e del servizio reciproco, lasciatoci da Gesù come distintivo dei suoi discepoli.

Un clima di gioia intriso di consapevolezza

La celebrazione – resa più ricca dalla presenza della Corale Porziuncola della Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli diretta da fr. Matteo Ferraldeschi, organista M. Jacopo Zembi – ha avuto inizio in un clima di gioia, con paramenti bianchi, canto del Gloria e suono festoso delle campane, ma che non ha contrastato con la serietà del tempo quaresimale appena concluso o con l’imminente Passione. Questa gioia anticipa la vittoria pasquale, ma è intrinsecamente legata al dono totale di Cristo, che nell’istituzione dell’Eucaristia si offre come “Parola” fatta pane per l’uomo.

Una cena preparata con amore

«Nel cuore della notte del tradimento – ha detto Fra Francesco Piloni nella sua omelia – quando il male sembra prevalere, Gesù compie il gesto più grande: dona sé stesso. Non reagisce al male con il male, ma lo trasforma in amore totale e definitivo. L’Eucaristia nasce proprio in questo momento drammatico, come scelta di rimanere per sempre accanto all’uomo, anche quando lo tradisce. Noi lo consegniamo al male e Lui consegna a noi l’amore fino alla fine».
Il suo corpo diventa dono concreto per ogni fragilità umana: «Per chi lotta con sé stesso, con il dolore, con il rifiuto della propria vita. Non è un amore astratto, ma incarnato e personale. “Questo è il mio corpo che è per voi“: corpo offerto, corpo spezzato, corpo donato per te».

Eucaristia: memoriale vivo, rendimento di grazie e sacramento di salvezza

L’Eucaristia non è solo ricordo, ha continuato il Ministro, ma «presenza attuale e viva del sacrificio di Cristo. Ogni liturgia rende contemporaneo ciò che Gesù ha compiuto: il suo amore si rende presente “qui e ora” per ogni uomo. Ogni liturgia rende presente il sacrificio di Gesù, adesso, per voi». Essa è anche rendimento di grazie: riconoscere ciò che Dio ha fatto, fa e farà nella nostra vita. Inoltre è sacramento, cioè segno efficace che salva, guarisce e libera: un dono concreto per trasformare la vita dell’uomo. «Segno visibile, efficace della grazia divina per salvare, guarire, liberare, santificare l’uomo». In questo dono si manifesta la volontà di Dio di restare con noi e trasformarci in Lui.

La fede incarnata: diventare Cristo attraverso l’amore

L’Eucaristia rivela il cuore della fede cristiana: non teoria o sentimento, ma incarnazione e servizio concreto. Credere significa assumere lo stile di Gesù, fino a “rischiare” di diventare come Lui.
«La fede – ha detto Fra Francesco – non è una filosofia: la fede è incarnazione, è servizio, è lavare i piedi, e credere è correre il rischio di diventare Gesù». L’invito allora è partire non dai propri fallimenti, ma dall’amore infinito di Dio.
L’uomo non deve essere degno, ma disponibile ad accogliere l’amore: lasciarsi amare è il primo passo della fede.

Le note eucaristiche: riconoscere Cristo nella vita e costruire comunione

L’Eucaristia non resta chiusa nella chiesa, ma continua nella vita quotidiana come presenza da riconoscere negli altri e negli eventi. Anche nei contesti più lontani dalla fede, Dio si manifesta. «C’è una presenza eucaristica tra gli uomini di ogni fede»
Il rischio è l’abitudine, che svuota i segni e impedisce di riconoscere Dio. Per questo siamo chiamati a cercare le “note eucaristiche” nella realtà: nei rapporti, nel lavoro, nella fraternità.  «Trovare le note eucaristiche di chi ti sta accanto – ha concluso Fra Francesco: questo significa costruire ambienti più umani, più fraterni, orientati al bene comune. L’Eucaristia genera comunione e non individualismo».

Al termine dell’omelia si è svolta la lavanda dei piedi: Fra Francesco ha così ripetuto il gesto di Gesù lavando i piedi ad alcuni religiosi e fedeli, simboleggiando l’amore e il servizio fraterno.

Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento è stato portato solennemente in processione e reposto nell’altare allestito davanti alla Porziuncola e sarà possibile fermarsi in Adorazione per tutta la notte fino alle 6.00 del mattino successivo.

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