Si è aperta ieri ad Assisi, presso la Domus Pacis, l’81ª Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. A inaugurare i lavori è stata la prolusione del Cardinale presidente Matteo Maria Zuppi, che ha tracciato le linee di indirizzo e le prospettive dopo il Cammino sinodale delle Chiese in Italia.
Nel suo intervento (qui il testo integrale), il porporato ha richiamato la necessità di superare ogni forma di polarizzazione, ha ribadito il sostegno convinto della Chiesa italiana al magistero di Papa Leone XIV – atteso ad Assisi per la conclusione dell’Assemblea il 20 novembre – e ha rinnovato l’appello a preservare la vocazione europea alla pace. Zuppi ha inoltre ricordato il lavoro svolto contro gli abusi, sottolineando l’impegno a non abbassare la guardia.

All’interno della prolusione, il cardinale ha riservato un ampio passaggio alla figura di san Francesco, proponendolo come modello di concordia e di ricostruzione evangelica in tempi attraversati da conflitti.
Nella sua riflessione, Zuppi ha sottolineato la particolare significatività del ritrovarsi ad Assisi nell’imminenza dell’ottavo centenario della morte del Santo. Ha presentato san Francesco come un uomo di pace in un’epoca segnata da divisioni cittadine e violenze, capace di annunciare senza esitazione la riconciliazione che viene da Dio. Il cardinale ha ricordato un celebre episodio della predicazione del Poverello a Bologna, esempio della forza con cui le sue parole riuscivano a spegnere antiche inimicizie. Da Francesco – ha detto – impariamo che la pace comincia dalle nostre scelte quotidiane e si diffonde con la testimonianza di vita evangelica. Per questo, la CEI si appresta a un momento di preghiera comune per invocare il dono della pace in un mondo segnato dal riarmo.
Testo integrale del passaggio su san Francesco
San Francesco e la via per la pace
Carissimi Confratelli, non per caso ci ritroviamo in questi giorni ad Assisi, nella città di san Francesco, alla vigilia dell’VIII centenario della sua morte. La sua lezione di fede e di vita appare sorprendentemente attuale. In un tempo come il nostro, sottoposto a continue e progressive spaccature, san Francesco risalta, con piena legittimità, come l’uomo della pace e della concordia evangelica. Al centro di tutto c’è sempre Cristo. Egli viveva in un tempo dilaniato da lotte e discordie cittadine, quando i centri abitati erano teatro di violenze quasi sempre originatesi all’interno delle mura. In quel contesto difficile, Francesco e i suoi frati hanno annunciato, senza titubanze e senza sosta, la pace che viene da Dio, scongiurando gli animi di non cedere alla violenza distruttrice, spingendo tutti a consigli di pace. E non a caso il primo impegno è quello di ricostruire la Chiesa.
Racconta Giovanni da Spalato della sua meditazione a Bologna. «In quello stesso anno [1222], nella festa dell’Assunzione della Genitrice di Dio, trovandomi allo Studio di Bologna, ho visto san Francesco che predicava sulla piazza antistante il palazzo comunale, ove era confluita, si può dire, quasi tutta la città. Questo era l’esordio del suo sermone: «Gli angeli, gli uomini, i demoni». Parlò così bene e chiaramente di queste tre specie di spiriti razionali, che molte persone dotte, ivi presenti, rimasero non poco ammirate per quel discorso di un uomo illetterato. Eppure egli non aveva lo stile di un predicatore, perché sembrava dialogasse. In realtà, tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irriducibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace».
San Francesco, con il suo Vangelo sine glossa – quali sono le nostre aggiunte di cui liberarci? – ci ha insegnato che la pace parte da noi, dalle nostre scelte. Come ripeteva Benedetto XVI essa s’irradia per attrazione. Quando la fede è sorretta da stili di vita coerenti, sobri ed essenziali, quando si accompagna a un’esistenza serena e gioiosa, diventa contagiosa, come contagiosa si è rivelata, ai suoi tempi e nei secoli a venire, la scelta del Vangelo operata da Francesco. Come il bonum è diffusivum sui così possiamo dirlo anche per la pax! Non rifugiamoci nella globalizzazione dell’impotenza, che spesso significa essere solo mediocri e porta a non pensare le cose grandi che invece solo gli umili e gli innamorati di Dio possono compiere. Mercoledì sera ci riuniremo in preghiera per invocare, ancora una volta, tutti insieme, il dono della riconciliazione e rivolgere il nostro accorato appello per la pace in un mondo segnato dal riarmo.
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