Luogo delle origini e del Perdono

Dal cuore del Perdono alla grande festa della Chiesa universale

La 43° Marcia Francescana Orvieto-Assisi ha radunato giovani provenienti da ogni parte d’Italia

Quarantatré edizioni, centinaia di chilometri, migliaia di volti, ma un’unica mèta: la Porziuncola, cuore pulsante del Perdono di Assisi. Anche quest’anno la Marcia Francescana Orvieto-Assisi ha radunato giovani provenienti da ogni parte d’Italia, mossi dal desiderio di vivere giorni di preghiera intensa, fraternità e fatica condivisa, sotto il segno di san Francesco e del suo messaggio intramontabile di pace e riconciliazione.

Il 1° agosto, all’arrivo alla Porziuncola, i marciatori non hanno trovato soltanto la gioia di una meta raggiunta, ma anche la porta aperta su un’altra tappa: molti di loro hanno infatti proseguito verso Roma, dove hanno preso parte alla Veglia e poi alla Messa con Papa Leone XIV a Tor Vergata e alla solenne celebrazione del Giubileo dei Giovani, il 3 agosto. Un ponte ideale tra Assisi e la Capitale, tra la fraternità vissuta lungo la strada e la comunione universale della Chiesa.

Il carisma di Francesco, forza che unisce

La  Marcia Francescana si conferma un’esperienza capace di attrarre e trasformare. Non è solo un pellegrinaggio, ma un laboratorio di Vangelo: preghiera, canto, fatica, incontri, sorrisi, confidenza, sconforto e voglia di ripartire. Tutto si muove attorno al “motore” potente del Perdono, dono che Francesco volle per tutti e che nella Porziuncola trova la sua sorgente viva.

Tu, speranza certa

Il tema scelto per questa 43ª edizione – “Tu, speranza certa” – ha accompagnato ogni passo del cammino, facendo da filo conduttore alle catechesi, alle meditazioni e ai momenti di preghiera. Un titolo che non è stato solo slogan, ma invocazione profonda, in stretta sintonia con il Giubileo del 2025, dedicato proprio alla speranza. In un tempo segnato da incertezze e inquietudini, la Marcia Francescana ha offerto ai giovani uno spazio reale in cui radicare la propria fiducia: non in qualcosa, ma in Qualcuno, in Colui che, da secoli, parla al cuore dei pellegrini attraverso la semplicità di Francesco.

Come ricordano i frati del SOG, la Marcia è segnata da una dinamica semplice e disarmante: “Vieni e vedi”. Non si può raccontare fino in fondo ciò che accade lungo il cammino: occorre viverlo, passo dopo passo, e lasciarsi sorprendere.

Pellegrini, non predatori

Tra i frati che hanno accompagnato il cammino c’era anche fr. Giuseppe Gioia, ordinato presbitero appena un mese fa. Fr. Giuseppe era nel gruppo “di coda”, ovvero responsabile del gruppo che chiudeva la lunga fila dei marciatori. La sua esperienza racconta un volto prezioso della Marcia: quello del servizio silenzioso e costante. «Eravamo circa 180 tra frati e ragazzi, con una ventina di frati e suore, compreso il gruppo di servizio. Siamo partiti da Orvieto, dove abbiamo vissuto un ritiro guidato da suor Maria Stella, che ha introdotto i giovani con un motto semplice e forte: bisogna vivere la marcia da pellegrini e non da predatori. Questo ha segnato lo spirito di tutto il cammino».

Tappa dopo tappa – circa 20-25 km al giorno – il gruppo ha camminato sostenuto anche da condizioni meteo provvidenziali. Fr. Giuseppe racconta come il suo ruolo di frate di coda gli abbia permesso di vedere gesti nascosti ma profondi di solidarietà e aiuto: «Molti ragazzi che avrebbero potuto andare avanti hanno scelto di rimanere indietro per sostenere i compagni più in difficoltà, sia per motivi fisici che spirituali. Questo è stato un segno concreto di fraternità e di Vangelo vissuto».

Nei volti dei marciatori che hanno varcato la Porziuncola, c’erano tutte le lacrime e l’emozione scaturite al termine di una settimana vissuta in profondità e segno della loro autentica partecipazione ad un evento così unico.

Voci dal cammino

Sara, giovane marciatrice dalla Sardegna, racconta: «Sono qui perché mi sono fidata di chi mi ha detto che la marcia poteva essere una grande opportunità per crescere nel mio rapporto con il Signore. All’inizio ho sentito che Lui stava togliendo dei pesi, e facevo resistenza… poi ho capito che quello spazio veniva riempito da una forza davvero grande e potente. Sentivo che mi diceva: ‘Non mollare, continua, fidati, sono qui’. Oggi mi sento rinnovata, e so che questo è solo l’inizio».

Xavier, da Aosta, tornato quest’anno come volontario, aggiunge: «La Marcia Francescana non è un cammino qualsiasi, e non ha una meta qualsiasi: ha come meta il paradiso, attraverso la porta della Porziuncola. L’anno scorso i frati e le suore mi hanno insegnato a sentirla come casa. Tornarci è motivo di gratitudine: quando passo quella porta ho tanto da offrire, ringraziare e chiedere. Riparto col cuore pieno di speranza”.

Dal Perdono al Giubileo

Quest’anno in particolare, la Marcia è stata proiettata anche verso Roma: centinaia di marciatori hanno confluito nel grande evento del Giubileo dei Giovani, che ha visto numeri straordinari e un clima di festa e preghiera indimenticabile. Un continuum spirituale che lega il cammino francescano alla vita della Chiesa universale, dimostrando come la semplicità del Vangelo e il carisma di san Francesco siano ancora oggi capaci di parlare al cuore dei giovani.

Un seme che diventa albero

La Marcia Francescana è un’esperienza di semina: nelle parole dei testimoni, nelle amicizie nate sul sentiero, nella consapevolezza nuova con cui si varca la soglia della Porziuncola, c’è l’immagine di un seme piantato in profondità, pronto a diventare albero rigoglioso. E, come ogni anno, c’è la certezza che chi ha vissuto questi giorni non tornerà a casa uguale a prima.

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