Una mattina di grazia e di commiato, ma soprattutto di nuovi inizi, quella vissuta oggi, 29 gennaio, tra le mura cariche di storia della Porziuncola. Presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, il cuore della spiritualità francescana ha accolto una celebrazione dal sapore profetico: le Sorelle Clarisse Urbaniste del Monastero di Sant’Agnese di Montone si sono ritrovate intorno all’altare per affidare al Signore il prossimo, decisivo passo del loro cammino. A presiedere l’Eucaristia è stato fra Gianpaolo Guerrini. In un clima di profonda fraternità e raccoglimento, le sorelle hanno pregato proprio lì dove tutto ebbe inizio per Francesco e Chiara, chiedendo la benedizione per una missione che ha appena ricevuto il consenso ufficiale dal Dicastero, arrivato con una rapidità e una fiducia che sono state accolte come un chiaro segno della Provvidenza.
Questa nuova avventura missionaria nasce dopo quasi cinquecento anni di presenza ininterrotta nel borgo di Montone. Il cammino verso il Libano ha richiesto un discernimento profondo e il passaggio attraverso momenti carichi di emozione, come il recente trasferimento dell’anziana Madre Celina Belli presso il monastero di Viterbo. Proprio in questa comunità le sorelle sono state momentaneamente incardinate mentre si procede all’alienazione della storica sede di Sant’Agnese. La missione in Terra dei Cedri inizierà concretamente il prossimo 17 febbraio, quando le prime tre sorelle varcheranno i confini nazionali per stabilirsi inizialmente a Zahle, nella Valle della Bekaa. Il progetto prevede la futura nascita del monastero nel villaggio cristiano di Ryaq, in una posizione simbolica al confine con una realtà musulmana sciita. In attesa dei lavori, il Vescovo Cesar ha già predisposto per loro una dimora temporanea ad Achkoud, dove le sorelle potranno immergersi nello studio della lingua e nell’ascolto della popolazione locale.
L’omelia di fra Gianpaolo Guerrini: il mistero della “talea” e il coraggio dei piccoli inizi
Durante la celebrazione, fra Gianpaolo ha offerto una densa meditazione partendo dalle suggestioni del Cantico dei Cantici: «Vieni dal Libano, sposa, vieni dal Libano». Per queste sorelle, il Libano non è solo un luogo geografico evocato per il profumo dei suoi cedri, ma una vera promessa di futuro. Quel “vieni”, ripetuto tre volte nel testo sacro, non è stato letto come un ordine, ma come una seduzione, un invito sussurrato al cuore che chiede di lasciare tutto: il proprio popolo, la terra d’origine e la casa che le ha formate fino ad oggi.
Riflettendo sulla loro partenza, fra Gianpaolo ha usato un’immagine botanica molto suggestiva: «Più che una vite divelta, siete una talea. E una talea esige tempo, pazienza e cura per essere messa a dimora e mettere radici». Citando Simone Weil, ha ricordato loro che «la casa che non hai costruito diventerà la tua casa se la vivrai», sottolineando come la vera abitazione non sia fatta di mura, ma di persone, cultura e cuore.
In un mondo che cerca la grandezza, fra Gianpaolo ha esortato a non disprezzare il giorno dei modesti inizi. Citando il profeta Zaccaria, ha ricordato che Dio ama iniziare dal poco e dal piccolo, proprio come fece con Maria a Nazareth. «Siete chiamate ad essere lampade. L’umiltà è la lampada, la Parola di Dio è l’olio e la luce è il Signore. Partite con l’umiltà e la forza del granello di senape, che non dubita mai di diventare pianta. In una terra bella ma ferita come il Libano, la vostra fedeltà quotidiana sarà già una benedizione». L’omelia si è conclusa con un ultimo, incoraggiante invito dal Cantico: «Alzatevi, care amiche, avete Dio con voi».
Un saluto nel segno dell’ascolto e della volontà di Dio
Al termine della celebrazione, la fraternità si è allargata con l’arrivo del Vicario Provinciale, fra Danilo Tremolada, e del Custode del Protoconvento della Porziuncola, fra Massimo Travascio, che hanno raggiunto le sorelle per un saluto commosso e riconoscente.
I superiori hanno ringraziato le Clarisse per aver scelto di tornare alla Porziuncola proprio prima della loro partenza definitiva. È questo, infatti, il luogo dove san Francesco si è messo radicalmente in ascolto della Volontà di Dio, la stessa attitudine di ascolto profondo richiesta dalla Parola del giorno. Proprio come il Poverello, anche queste sorelle hanno saputo ascoltare e accogliere la chiamata, mettendosi totalmente nelle mani del Signore per dare inizio a questa nuova, profetica missione. Mentre Montone saluta un pilastro della sua storia, la Chiesa si arricchisce di una nuova testimonianza di vita contemplativa che non teme di attraversare i confini per farsi carità, silenzio e ascolto.
L’articolo Da Montone al Libano: il coraggioso “Sì” delle Clarisse nella culla della Porziuncola proviene da Assisi OFM.