Nel cuore della Basilica di Santa Maria degli Angeli, ai piedi della Porziuncola tanto amata da san Francesco, la santità parla da sempre con voce umile. Ma accanto al luogo che custodisce la memoria del Poverello d’Assisi, pochi sanno che da secoli riposano anche due martiri del III secolo dopo Cristo: santa Giuliana e san Massimino, le cui reliquie, recentemente oggetto di una nuova ricognizione e restauro, testimoniano una fede antica che continua a irradiarsi silenziosamente fino a oggi.
Una scoperta nel cuore della Basilica
Il recente intervento di ricognizione delle reliquie è stato realizzato con l’autorizzazione del Dicastero delle Cause dei Santi e sotto la supervisione della Curia vescovile di Assisi; il restauro dei cassoni lignei che conservano i corpi ha visto la partecipazione della ditta Il Restauro SAS di Fiacchi Pierangelo&C. insieme alla ditta COO.BE.C. Cooperativa Beni Culturali.
«Le casse necessitavano di interventi di disinfezione e consolidamento – racconta fr. Massimo Travascio, Custode della Porziuncola –. In quell’occasione, con tutte le autorizzazioni necessarie, è stato possibile verificare anche lo stato di conservazione delle reliquie dei due martiri, collocati rispettivamente nel transetto destro della Basilica – sull’altare di san Pietro in Vincoli, per santa Giuliana – e nella Cappella della Deposizione, per san Massimino».
«Considerando che si tratta di ossa del terzo secolo, – spiega suor Alessandra Rusca, cancelliere vescovile presente alla ricognizione – siamo rimasti colpiti dal loro buono stato: probabilmente erano già state trattate in modo adeguato nei secoli passati».
Alla risistemazione dei corpi dei due martiri hanno preso parte anche fr. Andrea Dovio, Dottore in Medicina e Chirurgia, e fr. Cornelio Pallares, Sacrista della Basilica.

La storia di santa Giuliana
Le reliquie di santa Giuliana furono estratte dal cimitero di Ciriaco a Roma nel 1667 e successivamente donate al folignate Pietro Giuliani, che ottenne dai frati il permesso di erigere un altare dedicato a san Pietro in Vincoli.
Il corpo della martire fu traslato in Basilica il 27 aprile 1680 e collocato sull’altare il 2 giugno dello stesso anno. Una prima ricognizione si ebbe già nel 1750, segno di un culto vivo e partecipato che oggi, dopo oltre tre secoli, ritrova nuova luce.
Il culto di san Massimino
Anche la vicenda di san Massimino affonda le radici nelle catacombe romane. Il suo corpo, proveniente anch’esso dal cimitero di Ciriaco, giunse a Perugia nel 1656 e fu poi traslato a Santa Maria degli Angeli nel 1665 grazie a don Giacomo Oddi, che acquistò la cappella.
Il 10 maggio di quell’anno il martire fu solennemente collocato nella Basilica, dove la sua presenza silenziosa ha continuato ad accompagnare nei secoli la preghiera dei frati e dei pellegrini.
Un documento del 1730 attesta una successiva ricognizione, segno che il corpo di san Massimino è sempre stato custodito con grande venerazione.
Segni del martirio e custodia della memoria
Durante l’ultima ricognizione è stato possibile osservare alcuni segni simbolici che accompagnano le reliquie: corone e palme del martirio, rinnovate nei secoli per rendere visibile la dignità dei santi.
«La corona e la palma – spiega suor Alessandra – sono i simboli per eccellenza del martirio cristiano. Forse le coroncine attuali sono state aggiunte in epoca moderna, ma conservano il senso originario: la vittoria della fede sulla morte».
Un restauro che rivela la grazia del Settecento
Una menzione a parte merita la veste rosa di Santa Giuliana, le cui pratiche per il delicato restauro sono state seguite dalla dott.ssa Donatella Vaccari. La pulitura dell’abito è stata affidata alla restauratrice spoletina Giuliana Nagni, specialista nei tessili antichi, che ha restituito nuova leggibilità e delicatezza a un manufatto di grande pregio storico.
Dalla relazione, si apprende che la veste, databile alla metà del Settecento, epoca della prima ricognizione del corpo, non era un unico elemento, ma composta da più pezzi uniti insieme con spillini da sartoria e pochi punti in seta. Il corredo – che rivela un gusto tipicamente settecentesco, elegante e misurato – comprende una gonna, un corpino e maniche in taffetas di seta rossa, arricchiti da pieghe e orli rifiniti con merletto a tombolo in filato metallico. Particolarmente significativo è il grande merletto seicentesco che decora l’abito: un elemento più antico, probabilmente proveniente da paliotti o paramenti sacri, riutilizzato in epoca successiva per ornare la veste della santa. Completano l’insieme una sottana in taffetas di seta bianca sottilissima e un velo in organza di seta.
Un abito semplice ma prezioso, segno della venerazione e della cura con cui nei secoli è stata custodita la memoria di santa Giuliana, la cui figura continua a unire la devozione popolare alla bellezza dell’arte sacra.
Santità che genera santità
Questa riscoperta avviene in un luogo che è già il cuore pulsante della santità francescana, dove ogni pietra parla di Francesco, Chiara e della moltitudine di santi e beati che hanno reso Assisi faro di spiritualità universale.
«Accanto a questi nomi noti, Francesco, Chiara fino al recente Carlo Acutis – sottolinea fr. Massimo Travascio – la presenza di Giuliana e Massimino ricorda che la santità non è solo celebre, ma anche nascosta, e che ad Assisi convivono santità antica e santità contemporanea: dai martiri delle catacombe, ai testimoni del Vangelo nell’era digitale, come Carlo».
«È bello pensare – conclude – che nella Basilica dove Francesco pregava si trovino anche questi due martiri del III secolo. È come se la santità, nei secoli, avesse generato altra santità, in un intreccio di grazia che ancora oggi accompagna il cammino dei pellegrini».
Un invito per Tutti i Santi
Alla vigilia della solennità di Tutti i Santi, la presenza di Giuliana e Massimino è un invito a riscoprire la dimensione universale e quotidiana della santità. Chi si reca alla Porziuncola potrà ora fermarsi anche davanti a queste due tombe silenziose, testimoni di una fede che ha attraversato i secoli per giungere fino a noi.
Da giovedì 30 ottobre fino al 6 novembre nella Cappella delle reliquie ci sarà la possibilità di venerare queste reliquie, insieme a tutte quelle di santi e beati che la Basilica custodisce.
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