Si è tenuta il 19 marzo presso la Basilica papale di Santa Maria degli Angeli la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Domenico Sorrentino per il suo 25° anniversario di ordinazione episcopale: è stata l’occasione da parte dell’Amministratore apostolico, già Vescovo di Assisi, di salutare la sua comunità dopo un ventennio da pastore della diocesi assisana e negli ultimi quattro anche di quella folignate.
Un momento intenso e partecipato che ha visto riunite le due diocesi per esprimere gratitudine ad un pastore che, per oltre due decenni, ha segnato in modo profondo il cammino ecclesiale del territorio. La Basilica, gremita in ogni suo spazio, ha offerto un colpo d’occhio particolarmente eloquente: una partecipazione numerosa e sentita di sacerdoti, religiosi e autorità civili e militari ha voluto rendere visibile, con la propria presenza, l’apprezzamento per il ministero svolto, insieme a un affetto sincero e condiviso.
Tutto è grazia
Nell’omelia, Mons. Sorrentino ha intrecciato il filo dell’amore sponsale tra Dio e la Chiesa con la sua esperienza episcopale, ripetendo come un ritornello: «Come sei bella, sposa mia!». Lo immagina sulle labbra di Giuseppe per Maria e di Cristo per la Chiesa, «che egli ha fatto sua sposa», e lo fa suo ricordando il giorno dell’ordinazione ricevuta da Giovanni Paolo II: «venticinque anni fa mi metteva al dito l’anello nuziale». Richiama poi le parole del Papa sul vescovo come «padre e custode», chiamato a essere «servo saggio e fedele», rileggendo tutto il suo ministero – da Pompei ad Assisi fino a Foligno – come una storia di grazia: «tutto è grazia», dentro un cammino segnato anche dalla spiritualità di Francesco d’Assisi e dalle ricchezze delle Chiese servite.
Nel momento del congedo, non parla di fine ma di compimento: «Se non il tempo del “nunc dimittis”, è per me l’ora del “magnificat”». Annuncia un servizio nuovo, più nascosto ma fecondo: «Non sarà più il servizio della guida ma il servizio della preghiera», «forse non meno prezioso ed efficace, proprio perché più silenzioso». Con affetto confida: «mi mancherete? Certo. Ma vi porterò tutti nella mia preghiera e nel mio cuore», e invita tutti a rendere grazie: «che cosa renderò al Signore per quello che mi ha dato?». Affida infine tutto alla Vergine e guarda avanti con umiltà, lasciando come consegna le parole di Francesco: «Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni».
L’eredità spirituale della presenza di mons. Sorrentino
Fra Francesco Piloni Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna ha espresso anzitutto gratitudine per la presenza di mons. Sorrentino, riconoscendone il valore spirituale ed ecclesiale: «La tua presenza in mezzo a noi ha riaperto un dialogo con la vita consacrata», e ha contribuito a sostenere una Chiesa in cammino. Ha poi sottolineato come sia stato riscoperto e valorizzato il cuore dell’esperienza di Assisi: «Il tesoro di Assisi sono Francesco e Carlo», un dono che ha continuato a stupire e a rinnovare la comunità, anche attraverso la rilettura dell’esperienza di san Francesco, segnata da una “prima morte” che apre alla pienezza pasquale.
Infine, ha evidenziato il contributo dato nel rafforzare il rapporto tra vita consacrata e Chiesa, aiutando i religiosi a essere «queste spalle, questo consiglio, questo aiuto alla Chiesa», e ribadendo l’importanza dell’impegno concreto nel mondo: «l’impegno sociale civile… di sporcarsi le mani dell’umanità». La presenza del vescovo non è stata solo simbolica, ma feconda e duratura: «non è stata una presenza formale, è stata una presenza che lascia il segno», aprendo prospettive di responsabilità e collaborazione per il futuro.
Riconoscenza condivisa
«È stato un momento di gratitudine in una celebrazione che ha raccolto fedeli, sacerdoti, religiosi e rappresentanti delle istituzioni in un clima di riconoscenza condivisa – ha voluto sottolineare Fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola e Vicario episcopale per la Basilica –. Facciamo i nostri più sinceri auguri per questo venticinquesimo di ordinazione episcopale e per il suo prezioso servizio alla Chiesa universale e, in particolare, alla nostra Diocesi. Ricordiamo con gratitudine la sua bellissima intuizione e la sua attenzione verso gli ordini religiosi, nonché il fatto di aver voluto in consiglio episcopale i custodi delle due basiliche papali di Assisi dal 2006. Sempre prezioso è stato il suo legame spirituale con la Porziuncola, un legame che non ha mai negato, un legame che c’è da sempre, ancora prima che arrivasse ad Assisi».
«Ha sempre manifestato una profonda e costante attenzione verso la nostra comunità della Porziuncola – ha continuato il Custode – partecipando anche ai capitoli locali, nei quali condivideva le sue lettere pastorali. Tante sono state inoltre le festività vissute insieme, anche nel nostro refettorio, dove non è mai mancata la sua presenza fraterna, segno concreto di un grande affetto per tutta la nostra comunità. Continueremo a pregare per lui anche in questo momento in cui la sua presenza sarà più nascosta, ma sempre preziosa per il bene di tutta la Chiesa».
La celebrazione del 19 marzo si è così configurata come un passaggio di consegne carico di memoria e responsabilità, in cui il ringraziamento per il cammino compiuto si è intrecciato con la consapevolezza delle sfide future. Una pagina che si chiude, lasciando però aperta una traccia destinata a proseguire nel vissuto delle comunità.
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