Lodare Dio anche quando il cielo è; scuro: è; il filo rosso che ha unito le testimonianze di Alessandro e Janira, due giovani partecipanti al corso “Chiara come Francesco”, che si è; concluso domenica 15 giugno ad Assisi in occasione dell’anniversario della morte della serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, la giovane mamma romana salita al cielo il 13 giugno 2012.
Il corso, guidato dai Frati del SOG (Servizio Orientamento Giovani) e arricchito dalla presenza di Enrico, marito di Chiara, gli amici di Chiara e la testimonianza di suor Maria Stella, si è; concluso con la celebrazione eucaristica nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, presieduta da fr. Mirko Mazzocato, responsabile della comunità; del SOG.
Janira e Alessandro hanno voluto condividere le loro storie e riflettere su come la vita di Chiara, basata su una profonda spiritualità; francescana, parli ancora oggi ai cuori dei giovani in cerca di autenticità;.
Janira: dal dubbio alla bellezza della lode
Per Janira, la partecipazione al ritiro è; stata una chiamata. «Ho accolto questa proposta su invito della mia guida spirituale», racconta Janira. «Inizialmente, la storia di Chiara mi spaventava – ammette – la sua fine umanamente non mi sembrava giusta, o “buona”. Solo dopo aver letto il libro ho scoperto la bellezza di cui tutti mi parlavano». La speranza di Janira è; quella di cercare di catturare qualcosa della forza interiore di Chiara, perché «in questo periodo della mia vita ne ho bisogno» – dice.
Ciò che più ha colpito Janira è; stata l’onestà; nel riconoscere la difficoltà; del fidanzamento: «Mi sembra assurdo pensare che per Chiara il periodo del fidanzamento sia stato più complicato rispetto alla malattia, o la perdita dei figli», sottolinea Janira. «Eppure saperlo mi conforta, adesso, soprattutto rispetto a quello che sto attraversando». Si sente vicina a Chiara anche nel suo essere dedita all’amore «dal punto di vista sponsale». Chiara «si è; spesa totalmente per suo marito, per suo figlio, ma sempre con gli occhi rivolti al Signore».
La sofferenza si divide con il Signore
La testimonianza di Chiara incarna per Janira il “cuore francescano” della lode. «Non conoscevo questo aspetto della lode, come dicevano oggi nel corso: cioè; riuscire a lodare Dio quando ancora non so quale sarà; il mio futuro», confessa. «Ho compreso – continua – che lodare nel dolore non elimina la sofferenza, ma la rende meno pesante. La sofferenza non passa, è; vero, ma si divide con il Signore».
«Oggi i giovani, attraverso la vita di Chiara, possono capire che la felicità; si scopre quando ci accorgiamo che siamo amati dal Signore: l’obiettivo non è; la vita “di oggi”… ma la vita eterna: se tu vedi tutto nell’ottica dell’eternità;, allora anche un problema grande come quelli che ha affrontato Chiara, svanisce». Un messaggio di fiducia radicale, che invita a “vivere il presente” e a dire il proprio sì all’amore di Dio.
Alessandro: la semplicità; di una vita in comunione
Alessandro ha riscoperto la figura di Chiara solo nell’ultimo anno: «Ho conosciuto meglio Chiara – dice – attraverso la testimonianza di un amico, la cui vita e il cui fidanzamento erano stati trasformati dalla sua storia. Sono stati molti i fattori che mi hanno invogliato a saperne di più su di lei: la sua persona così semplice e umile.. una ragazza come noi, che riesce adesso ad essere esempio per molti altri ragazzi, come modello di vita e di fiducia verso il Padre».
Un aspetto che lo ha particolarmente colpito di Chiara è; il suo “non arrendersi mai di fronte a nulla”. Chiara «non dà; retta alle voci esterne, ma fonda la sua vita sulla parola di Dio, su ciò che è; certo». La frase di Chiara, “Dio non ti toglie mai nulla: se toglie, è; solo perché vuole donarti tanto di più“, risuona potente per Alessandro. «Specialmente – sottolinea Alessandro – per noi giovani che tendiamo sempre a rimanere chiusi in camera con quelle quattro certezze che abbiamo». La storia di Chiara, una ragazza inizialmente “molto riservata, un po’ timida e anche un po’ incerta”, dimostra che si parte da una fragilità;, che ci accomuna tutti, in un cammino che si costruisce sulla fiducia.
Chiara, come Francesco, riesce a lodare la morte
Alessandro ha riflettuto a lungo sul tema della morte, un aspetto significativo della sua storia personale. Chiara, come San Francesco, riesce ad affrontarla in maniera serena, anche dopo aver perso i suoi primi due figli.
«Mi ha impressionato scoprire che il funerale dei suoi figli, come ha detto il marito Enrico, non si sia consumato nel segno della disperazione, ma è; stata una celebrazione di lode, di gioia, quasi un ritorno alla vita eterna. E quella serenità; nell’accogliere la morte, quell’abbandono fiducioso all’eternità;, quel dialogo semplice e diretto con il Padre, sono ciò che più mi ha colpito: Chiara, al pari di Francesco, arriva a lodare persino la morte, trasformando il distacco in un atto di lode».
“Portami tu verso quella mè;ta”
Il messaggio più importante che Chiara offre ai giovani, secondo Alessandro, è; la “semplicità;”: «uno può essere santo facendo cose abitudinarie, ordinarie, ogni giorno, piccole cose semplici». Non è; importante “capire per quale strada devo arrivarci”, ma «affidarsi totalmente al Signore e dire: questa è; la mia vita io te la do, te la dono come tu l’hai donata a me: portami tu verso quella meta». E, come insegnava Chiara, ciò che conta è; la “costanza” nel proprio cammino di fede.
Le testimonianze di Janira e Alessandro rispecchiano il cuore della spiritualità; francescana che ha animato Chiara Corbella: una fiducia incondizionata in Dio, la capacità; di lodare anche quando il dolore è; più acuto, e la certezza che ogni prova è; un’opportunità; per un dono più grande. Chiara non è; una santa lontana, ma una giovane donna che ha gridato a Dio nelle sue paure, ha pianto, ha dubitato, ma ha scelto di fidarsi. E nella sofferenza, ha trovato la forza di lodare. Questo è; il cuore francescano: riconoscere che Dio è; buono, sempre. Anche quando non capiamo.
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